Nel cuore del bosco di Boscomariccia, la neve ricopriva gli alberi come un soffice tappeto bianco.
La notte tra il 5 e il 6 Gennaio aveva qualcosa di speciale, un silenzio vivo, che sembrava respirare insieme alla terra, e un profumo di legna bruciata e dolci lontani.
Quercetto, piccolo fungo dal cappello bruno e dal gambo robusto, attendeva seduto sulla sua radura preferita, pronto a svelare ai bambini un segreto antico.
Sara, con suo figlio Mario al fianco, camminava tra i sentieri coperti di neve, illuminata dalla luce tremolante di una lanterna. Mario, curioso e impaziente, aveva negli occhi un bagliore che sembrava conoscere misteri e avventure, e Quercetto lo riconobbe subito.
Non era un bambino qualsiasi, in lui si percepiva una storia unica, come un’eco di ricordi straordinari che non si dimenticano.
“Benvenuti,” disse Quercetto con voce calda, che sembrava provenire dalle radici della quercia più antica del bosco. Altri bambini si unirono poco dopo, Martha e Marco, Francesca, Andrea, Claudia, Nicola e Gianluca. Ognuno portava con sé l’attesa e l’emozione di qualcosa che stava per cambiare la loro notte.
Un fruscio tra le fronde annunciò l’arrivo di Rufina, la Befana. Era vecchia e gobba, con il naso adunco e il mento aguzzo, vestita di stracci e coperta di fuliggine, perché entrava nelle case attraverso la cappa del camino. Ma nei suoi occhi c’era una luce gentile, capace di avvolgere chiunque in un abbraccio caloroso.
“Questa notte vi racconterò la mia storia,” disse Rufina, mentre il vento portava via la neve più leggera. “Non sempre fui conosciuta come la Befana. Molto tempo fa, quando i Re Magi partirono alla volta di Betlemme per rendere omaggio a un bambino speciale, bussarono alla mia porta chiedendo indicazioni. Li aiutai a trovare la strada, ma rifiutai di unirmi a loro, convinta che le mie faccende fossero più importanti. Dopo che se ne furono
andati, compresi il mio errore. Uscita per cercarli, non riuscii più a trovarli. Così bussai a ogni porta, lasciando un dono ad ogni bambino nella speranza che uno di loro fosse quello giusto.”
Mentre Rufina parlava, i bambini ascoltavano con il cuore sospeso. Quercetto si accorse che Mario tremava leggermente, come se qualcosa nella storia lo toccasse
profondamente. Rufina lo guardò e disse con un sorriso malizioso, “E tu, Chicco… sì, tu, ricordi quella volta che hai osato seguire un’avventura notturna? È qui che la tua storia incontra la mia.” Mario sentì un brivido di memoria, un ricordo di un’emozione passata che non riusciva a spiegare.
Rufina continuò, “Da allora, ogni anno, la notte tra il 5 e il 6 Gennaio porto doni ai bambini buoni e carbone a quelli che hanno bisogno di imparare qualcosa. Non lo faccio per punire o premiare, lo faccio perché ogni gesto ha valore, e perché a volte è importante aprire la porta, anche quando sembra più comodo chiuderla.”
I bambini si scambiarono uno sguardo. Marco sussurrò, “Significa che a volte possiamo fare la cosa giusta, anche quando siamo tentati di rimandare.” Martha annuì, mentre Mario, silenzioso, sentiva nella sua anima il peso delle scelte non fatte e l’importanza di cogliere il momento.
“E ricordate,” concluse Quercetto, “ciò che Rufina ci insegna non riguarda solo i regali. È un insegnamento di vita, non trascurate ciò che conta davvero. A volte, ciò che possiamo rimandare senza difficoltà quotidiana non ha lo stesso valore se non lo facciamo al momento giusto.”
La Befana Rufina lasciò cadere una pioggia di dolcetti e caramelle sul tappeto di neve, mentre qualche piccolo pezzo di carbone scintillava come polvere di stelle. I bambini raccolsero i doni con stupore e gratitudine, e Mario strinse tra le mani un piccolo cioccolatino, pensando alla sensazione misteriosa che Rufina aveva evocato in lui.
Quando Rufina scomparve tra le ombre del bosco, Quercetto si rivolse ai bambini, “Spesso pensiamo che le scadenze e la quotidianità siano più importanti delle piccole avventure del cuore. Ma le esperienze vissute con attenzione e amore restano per sempre, e i ricordi così creati sono il vero tesoro.”
Mario guardò sua madre Sara, che sorrise, sentendo che quella notte, tra il bosco e la neve, avevano imparato qualcosa di grande, non bisogna mai trascurare ciò che conta davvero. E nel cuore di ciascuno di loro, la luce di Rufina, la Befana gentile e saggia, continuava a brillare, come un invito a vivere ogni momento con coraggio, attenzione e generosità.
E da quella notte, ogni anno, quando la neve ricopre il bosco e il vento porta profumo di legna e dolci, i bambini di Boscomariccia ricordano la lezione di Rufina, aprire la porta agli altri e non rimandare ciò che può arricchire il cuore.
Stephen Rye





