Nel bosco di Boscomariccia l’aria del mattino aveva un modo tutto suo di raccontare le cose. Passava tra le foglie della grande quercia come un sussurro antico, e chi sapeva ascoltare sentiva che ogni giorno portava una lezione diversa. Quercetto era già sveglio quando i bambini arrivarono nella radura. Il suo cappello bruno era illuminato da una luce morbida, come se il sole avesse deciso di fermarsi un po’ più a lungo su di lui.
Marco fu il primo ad arrivare, seguito da Sara e dal piccolo Mario. Poi giunsero Martha, Francesca, Andrea, Claudia, Nicola e Gianluca. Si disposero in cerchio, come sempre, perché sapevano che quando Quercetto parlava il bosco intero si faceva più attento. Quercetto rimase in silenzio per qualche istante. Sembrava ascoltare qualcosa che gli altri non potevano sentire. Poi disse: «Oggi il bosco mi ha chiesto di parlarvi di una cosa che spesso si vede, ma non sempre si capisce. Si chiama diversità.» Mario inclinò la testa. «È una cosa difficile?» Quercetto sorrise. «È una cosa grande, ma non difficile. È fatta di tutte le differenze che rendono ogni essere unico e irripetibile.» Il vento si mosse leggero tra i rami, come se approvasse. «Guardate il bosco» continuò Quercetto. «Ogni albero è diverso dall’altro. Alcuni sono alti, altri più bassi. Alcuni hanno foglie larghe, altri sottili. Alcuni crescono dritti, altri si piegano verso la luce. Eppure insieme formano un unico bosco.» Francesca osservò gli alberi intorno. «Quindi anche le differenze servono?» «Non solo servono» rispose Quercetto. «Rendono tutto più ricco.» Andrea si sporse leggermente. «Ma le persone sono diverse in che senso?» Quercetto abbassò leggermente il capo, come per raccogliere le parole giuste. «Le persone sono diverse in molti modi. Nel corpo, nei pensieri, nelle emozioni, nelle storie che portano dentro. Alcuni camminano in modo diverso, alcuni scrivono con la mano sinistra, alcuni vedono il mondo con occhi che hanno viaggiato lontano, altri restano più vicini a ciò che conoscono.» Mario guardò le sue mani. «Ma questo può creare problemi?» Quercetto non rispose subito. Sembrava scegliere con cura ogni parola. «A volte» disse infine «quando qualcosa è diverso da ciò che conosciamo, possiamo non capirlo. E quando non capiamo, possiamo avere paura o restare in silenzio. In altri tempi, le differenze sono state anche motivo di esclusione o di dolore. Questo ha lasciato ferite nelle persone, ferite che chiedono ascolto e rispetto per guarire.» Sara abbassò lo sguardo. Il bosco sembrò farsi più quieto. Quercetto proseguì con voce più dolce. «Ma il bosco insegna anche un’altra cosa. Quando le differenze si incontrano con rispetto, diventano una forza.» Martha alzò la mano. «Come può essere una forza?» Quercetto indicò un punto tra le radici. «Pensate al terreno sotto di noi. Là sotto c’è una rete invisibile che collega tutto. Se un albero ha bisogno d’acqua, un altro può aiutarlo. Se una pianta è in difficoltà, le altre lo sanno. Ogni parte è diversa, ma insieme si sostengono.» Nicola sorrise appena. «È come lavorare insieme.» «Sì» disse Quercetto. «È proprio così.» Gianluca guardò gli altri. «Ma noi a volte notiamo subito le differenze. Tipo il colore della pelle, il modo di parlare, o se qualcuno è più timido o più rumoroso.» Quercetto annuì lentamente. «È naturale notare le differenze.
La curiosità è parte della crescita. I bambini, soprattutto, fanno domande perché vogliono capire il mondo. Ma la cosa importante è cosa facciamo dopo la domanda.» Tutti rimasero in ascolto. «Possiamo usare le differenze per allontanare o per avvicinare» continuò Quercetto. «Se restiamo fermi al giudizio, costruiamo muri. Se impariamo a conoscere, costruiamo ponti.» Claudia guardò Mario. «Quindi quando chiediamo “perché è diverso da me”, possiamo anche chiedere “che cosa abbiamo in comune”?» Quercetto sorrise. «Hai colto il punto.» Il vento passò tra le foglie come una carezza. Marco parlò piano. «Ma cosa succede quando qualcuno si sente escluso?» Quercetto rimase fermo per un istante. «Succede che la sua voce si abbassa. E quando una voce si abbassa troppo a lungo, può diventare difficile ritrovarla. Per questo è importante ascoltare, accogliere e non lasciare nessuno ai margini.»
Sara si portò una mano al cuore. Mario la guardò, come se avesse capito qualcosa senza bisogno di altre parole. Quercetto si chinò leggermente verso il gruppo. «Ogni bambino, ogni persona, ha qualcosa che sa fare bene e qualcosa che ancora sta imparando. Nessuno è completo da solo. È l’insieme che rende forte una comunità.» Francesca sorrise. «Come un mosaico.» «Esatto» rispose Quercetto. «Un mosaico fatto di pezzi diversi. Se tutti fossero uguali, il disegno sarebbe povero. Ma quando i pezzi sono diversi, nasce qualcosa di unico.» Andrea guardò il cielo tra i rami. «Allora anche le domande dei bambini sono importanti?» Quercetto rise piano. «Sono fondamentali. Le domande sono il modo in cui il mondo si apre. L’importante è rispondere con sincerità, senza far diventare le differenze un tabù.» Mario rimase in silenzio per qualche secondo. Poi chiese: «E se qualcuno ha difficoltà a fare le stesse cose degli altri?» Quercetto si fece più serio, ma la sua voce restò gentile. «Ogni persona può fare le cose a modo suo. Alcuni camminano, altri usano strumenti diversi per muoversi. Alcuni sentono con l’udito, altri con lo sguardo o con le mani. Questo non li rende meno capaci. Li rende semplicemente diversi nel modo di vivere il mondo.»
Il bosco sembrò respirare più lentamente. Nicola disse piano: «Quindi non dobbiamo guardare solo ciò che ci separa.» «No» rispose Quercetto. «Dobbiamo imparare a vedere anche ciò che ci unisce. Il bisogno di essere ascoltati, di essere rispettati, di sentirsi parte di qualcosa.» Il silenzio che seguì non era vuoto. Era pieno. Poi Mario parlò: «Allora la diversità non è una cosa da evitare.» Quercetto lo guardò con dolcezza. «La diversità è la vita stessa. È ciò che ci permette di crescere, di imparare, di diventare più umani.» Il sole attraversò le foglie, disegnando sul terreno una trama di luce. Quercetto concluse: «Quando impariamo a guardare l’altro senza paura, ma con curiosità e rispetto, il bosco intero diventa più grande. E anche noi diventiamo più grandi dentro.» I bambini rimasero in silenzio ancora un po’. Non perché non avessero parole, ma perché stavano imparando a vedere il mondo in modo diverso.
E da quel giorno, nel bosco di Boscomariccia, ogni differenza non fu più qualcosa da spiegare soltanto. Fu qualcosa da ascoltare.
Stephen Rye





