Nel cuore del bosco dei Castelli Romani, tra le radici delle querce e il profumo umido delle foglie, viveva il piccolo fungo Quercetto.
Il suo cappello bruno risplendeva come una castagna lucida, e i suoi occhi, nascosti tra i muschi, sapevano leggere i pensieri del vento.
Era la notte di Halloween. Il bosco, di solito quieto, era pieno di voci e risate.
I bambini del villaggio, con le loro lanterne di zucca, correvano lungo i sentieri, gridando “Dolcetto o scherzetto?”. Le loro luci tremolavano tra gli alberi come lucciole impazzite. Ma non tutti ridevano.
Un bambino, arrivato da lontano, camminava in silenzio ai margini del gruppo. Il suo costume era semplice, fatto con ciò che aveva trovato, e la sua voce timida si perdeva tra le foglie.
Gli altri lo guardarono con curiosità, poi con derisione. Qualcuno rise del suo accento, qualcun altro del suo mantello. Il bambino abbassò gli occhi e si sedette su un tronco caduto.
Fu allora che il bosco tacque. Una luce dorata si accese tra le radici, e una voce gentile si levò dal suolo.
«Perché il diverso vi spaventa?» chiese Quercetto. «Il bosco non conosce confini: ogni radice si intreccia con le altre. È così che si diventa forti.» I bambini restarono immobili.
Solo il vento si muoveva, lento, tra i rami. «Stanotte» continuò il piccolo fungo «non si gioca a dolcetto o scherzetto, ma a Quercetto o scherzetto.
Chi sceglie Quercetto, sceglie di accogliere, di condividere, di essere luce nel buio.»
Una bambina si fece avanti, posò una caramella nelle mani del nuovo arrivato e sorrise.
Poi un altro fece lo stesso, e un altro ancora. Le lanterne si accesero di una fiamma più calda, come se il bosco avesse riconosciuto un gesto antico e sacro. Il bambino straniero alzò lo sguardo e incontrò quello di Quercetto. «Grazie» sussurrò. «Pensavo che la mia voce non servisse a nessuno.»
«Ogni voce serve al bosco» rispose il fungo. «Perché ogni voce è una foglia, e nessun albero può vivere senza le sue foglie.»
Allora la luna si fece grande e luminosa, le zucche brillarono come stelle di terra, e l’intero bosco si riempì di un profumo nuovo: quello dell’amicizia.
Da quella notte, i bambini del villaggio tornarono ogni anno nel bosco, non per fare paura, ma per ricordare.
E quando incontravano qualcuno diverso da loro, sorridevano e dicevano: “Quercetto o scherzetto?”
E il vento, passando tra i rami, portava lontano la voce del piccolo fungo: “Nel bosco della vita, chi accoglie illumina.”
Stephen Rye





